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Press Gigolò

 Gigolo.it da 15 anni il sito di riferimento in Italia. 

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SITI CON LE OFFERTE

 

 


 

Professione gigolò. Mercato in crescita, ma niente fattura

Difficile stimare il giro d'affari, non fatturano. E non vanno mai in pensione: invecchiano, ma lo stesso accade alle loro clienti, tra cui soprattutto mogli annoiate, manager impegnate che non hanno tempo per una relazione. Da un cartello visto per strada l'idea per scoprire un mondo


 

Il mestiere del gigolò ​non conosce crisi
Ecco chi sono le clienti e come si gestisce il lavoro
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Secondo l’indagine condotta dall’associazione Donne e qualità della vita almeno due donne su dieci si sono rivolte a un gigolò, l’accompagnatore maschile a pagamento.

di Farian Sabahi
Professione gigolò. Mercato in crescita, ma niente fattura

Di passaggio a Milano, ho intravisto la pubblicità di Franc Gigolò in via Palmanova. Qualche chilometro più in là lo stesso poster, in via Leoncavallo. A un incrocio, ho scattato una foto con l’iPhone. Sulla pubblicità, Franc scrive: “Ciao? Posso accompagnarti in crociera?”.

IMG-20160524-WA0004 (3)Appena sotto, un sito Internet e il numero di un cellulare. Un paio di giorni dopo ho composto quel numero. Mi ha risposto la voce (profonda) di un uomo dal marcato accento del Sud. Mi sono presentata come giornalista. E lui, Franc, si è raccontato: trentatré anni, originario di Avezzano, Abruzzo, ma “sono sempre in tour, sempre in giro. A Londra, a Barcellona”. Ha lavorato come autista di pullman e lì si è accorto che ledonne gli elargivano parecchie attenzioni. Con qualcuna è uscito, una sera. Gli hanno offerto la cena. Un giorno gli viene in mente che potrebbe farne un mestiere. Per un po’ fa sia l’autista sia l’accompagnatore. Da un paio d’anni ha smesso di guidare i bus. Le tariffe? «150 euro l’ora». Senza fattura: «Come faccio a farla? La legge italiana non prevede la mia categoria professionale. Magari sposto la residenza in Ticino (dove l’esercizio della prostituzione è regolato dalla legge cantonale del 2001, ndr) e sistemo pure questa cosa qui».

 

Franc mi ha proposto di incontrarci. Abbiamo appuntamento domani all’aeroporto di Fiumicino poco prima del rientro a Torino. Verrà vestito bene, mi ha chiesto di portare la macchina fotografica. Speriamo che il mio compagno non si arrabbi…

Dop la prima chiacchierata con Franc, ho navigato in rete. Sul sito gigolo.it  diversi personaggi inseriscono (a pagamento) i loro annunci. Roy Gigolò ha invece un sito peronale: un metro e ottantacinque, fisico atletico, nazionalità italiana, servizio solo per donne (altri si offrono anche per coppie). Una sezione è dedicata alle prime esperienze sessuali, perché di questi tempi “la verginità può essere un peso”.

Quello dei gigolò è un mercatoDifficile stimare il giro d’affari, non rilasciano fattura. Sull’Huffington Post veniamo a sapere che il costo di un gigolò si aggira sui 500 euro più spese di trasferta. I gigolò non vanno mai in pensione: invecchiano, ma lo stesso accade alle loro clienti. Chi sono le clienti? Mogli annoiate. Manager stra-impegnate che non hanno tempo per una relazione vera.

Dei gigolò i giornali scrivono spesso. Per molti è un modo per lavorare e contrastare la crisi e la crescente disoccupazione. Sul Fatto Quotidiano si legge del cuoco disponibile dopo cena. Nel suo caso le tariffe vanno dai 500 agli 800 euro per la cena fino ai 1000-1200 per cena e dopocena. Cifre che tengono conto dei rischi: in un caso la cliente aveva definito “disgustosa” la cena e aveva ordinato una pizza. Solo dopo essere andati a letto insieme, lei gli aveva spiegato che maltrattando il maschio… si eccita. In altri termini, per la professione di gigolò serve una buona dose di pazienza.

Sul Gazzettino un venticinquenne disoccupato di San Donà aveva raccontato di fare il gigolò per mantenere il figlio di cinque anni. Alto un metro e ottanta, due tatuaggi, un bel fisico scolpito in palestra. Un passato da rappresentante, barista, venditore di articoli sportivi. Così si presenta. La prima volta ha guadagnato 250 euro. Siamo in Veneto, dopo il divorzio il giovanotto è tornato a vivere a casa di mamma, che sa tutto e gli raccomanda prudenza.

Cosa curiosa: in rete, a far notizia (in lingua inglese) è soprattutto il mercato dei gigolò in India: si spacciano per belli, alti, di buone maniere. Dicono di non farlo per denaro ma perché non sanno come fare a gestire una libido al di sopra del normale. La realtà è ben diversa, fa notare la giornalista (indiana) che a questo tema ha dedicato un’inchiesta. Un gigolò le ha raccontato di essere stato contattato da una donna con le idee ben chiare: si è fatta mandare le fotografie delle “parti basse” chiedendo specifiche sulle dimensioni e assicurando che lo avrebbe richiamato dopo qualche giorno, quando sarebbe arrivata a Delhi. In effetti il gigolò è stato richiamato, ma a quel punto la controparte gli chiesto… una ricarica al cellulare. Insomma, le delusioni non mancano.

Un altro sito Internet spiega come diventare gigolò. A fornire le istruzioni, in inglese, è un professionista di Mumbai, India. Le sue clienti sono ragazze e donne di famiglie benestanti. Indiane e non. Alcune, si vanta il gigolò indiano, arrivano a Mumbai per trascorrere qualche ora con lui. Lui, il gigolò indiano, non è sempre stato belloccio: un tempo aveva l’aria del secchione, con gli occhiali. Poi si è trasformato. Per avere successo, scrive, servono solo tre cose: bisogna proiettare un’energia maschile, saper soddisfare una donna, e avere una buona strategia di marketing. Dodici gli errori da evitare, che il gigolò indiano non dice. Volete saperne di più? È necessario iscriversi al suo sito. E diventare suoi adepti. Perché il gigolò di Mumbai ha troppe clienti. Come fa? Le passa ai suoi… studenti. Verrebbe da pensare che sia un altro modo con cui i maschi riescono a fare rete, aiutandosi l’un con l’altro.

 


 



Il 24% cerca un uomo sensibile, il 22% non bada a spese e il 18% cerca un grande amatore. Le indecise non arrivano a tanto ma un pensierino, nemmeno troppo casto ce l’hanno già fatto. E dalla nostra, personale, ricerca Roma non se la passa male a numero di professionisti dell’eros che, in parallelo con le escort femminili, sono riusciti a creare un vero e proprio business del sesso. In modo più ricercato certo, ma sempre sesso a pagamento è. Attraverso siti specializzati e dai nomi facilmente riconducibili come Gigolò 5 Stelle, Escort Net Parade e Gigolò.it. ne abbiamo contati all’incirca 100 di base nella capitale. Dieci dei quali addirittura rientrano nella Top Ten del “Miglior Gigolò”.
Fingendoci premurose amiche di una futura sposa, abbiamo quindi chiamato alcuni di loro, proprio per capire come funziona “il mestiere più antico del mondo” versione maschile. Gladio ad esempio. Trentaseienne, romano doc che già dal suo personale profilo “professionale” indica come pezzi forti il suo savoir fair, eleganza e i prezzi, definiamoli abbordabili: 600 euro per stare dal tramonto all’alba e 300 euro per un’ora di sesso take away o una cena dal sapore piccante. Per le più caste Gladio si offre anche come semplice personal shopper. Poi c’è Gabriel, 24 anni anche lui romano. Data forse l’età, il suo onorario è più basso, 350 euro per un’ora. Per tutta la notte invece si oscilla tra i 500/600 euro. Ti raggiunge lui, disposto ad essere chiunque tu voglia. Perché lui, tende a precisare è un accompagnatore professionale che non si limita alle semplici cose. Potete chiedergli tutto quello che volete: tenero amante, partner di una notte di fuoco o distinto compagno di viaggio. E se Gabriel ha modici prezzi, di certo non li ha Luca. Sarà per l’ottima pubblicità che lo stesso sito gli offre presentandolo fra i migliori gigolò di Roma, nella sopracitata Top Ten. Ma conti alla mano il ragazzo risulta troppo oneroso. Pensate 2.000 euro per una notte e 800 euro per un’ ora. E la superbia con cui si descrive nell’annuncio del sito aggrava ancora di più il giudizio nei suoi riguardi: “Sono il vostro uomo. Il mio obiettivo è soddisfarvi nel modo migliore. Basta escort improvvisati”. Una cosa però gliela riconosciamo, la fantasia. Luca infatti usa termini come “richiesta vanilla”, “rouge sex” e haute cuisine del servizio. Insomma superbo sì, ma originale. A chi piace è ovvio.
Con Simon invece cerchiamo di entrare più nel personale, non solo sui costi e prestazioni. A colpire è il modo diverso di presentarsi sul sito di escort maschili. Nessun rozzo tricipite in evidenza,ma solo il viso, in primo piano, di un uomo raffinato ed elegante. Per una notte di passione con lui sono 700 euro e per un’ora 400. Sarà perché è laureato e parla tre lingue? Inglese, francese e spagnolo. Rivelando la natura giornalistica della chiamata gli chiediamo qualcosa di più sulle sue clienti: chi sono, come interagiscono e perché decidono di rivolgersi a lui. “Molte delle donne che mi chiamano lo fanno per ragioni di privacy, sicurezza. Un gigolò, un uomo a pagamento è sicuramente più sicuro di un amante che all’improvviso può chiedere di più. Le donne che si rivolgono a me non sono, come si potrebbe pensare, così trasgressive o affamate di sesso. La maggior parte vogliono anche solo una serata diversa, parlare con un uomo affascinante che le faccia sentire apprezzate e quando sono avanti con l’età, ancora desiderate” E alla domanda se ci siano più casalinghe o libere professioniste, risponde: “In minor numero le casalinghe, soprattutto quelle trascurate dal marito. Sono molto di più le libere professioniste anche per via del prezzo delle mie prestazioni. Sono quelle che mi contattano di più. Malate del proprio lavoro non hanno tempo, né voglia di avere una relazione, fissa. Tantomeno di perdere tempo in socializzazione. Con loro non sono solo un corpo, il più delle volte faccio esclusivamente da accompagnatore a cene o pranzi di lavoro dove vogliono dare un’immagine di loro felice, appagata e concreta. Posso essere il migliore amante del mondo ma anche il perfetto fidanzato, compagno di viaggio, personal shopper o intimo confidente.. Per questo chiedo (solo) 500 euro. Perché io ho un obiettivo, renderle felici”. A questo punto lasciamo a voi le considerazioni. Una cosa è certa il mestiere più antico del mondo, praticato da uomini o donne non conosce la parola, crisi.



MASCHI A NOLEGGIO,
ESPLODE IL BUSINESS
di Elena Testi - C’è chi inizierebbe questo articolo così: nel 1980 Paul Schrader lanciava nelle sale cinematografiche “American Gigolò”. Film irriverente con un Richard Ghere, già sale e pepe, che faceva impazzire le donne e dettava il futuro di uomini propensi alla prostituzione. Ma l’attacco di questo articolo sarebbe forse meglio così: che la crisi porti ad aguzzare l’ingegno non ci sono dubbi. Che i mestieri più vecchi del mondo siano sempre all’ultima modo neanche. Ma che gli uomini si tramutino in veri e propri accompagnatori di donne insoddisfatte lascia interdetti in molti, soprattutto il gentil sesso che si vede costretto a pagare per una mera prestazione sessuale fior fiori di quattrini. Il sito più famoso, a livello italiano, è Gigolo.it. Qui si può trovare di tutto e per tutti i gusti. Dal classico uomo latino fino al ragazzino irriverente. Il successo del sito è pazzesco, se non sbalorditivo, circa 500.000 visitatori unici all’anno con oltre 10.000.000 (dieci milioni) di pagine sfogliate. Già questo la dice lunga. Se poi si va alla voce psicologia, presente nel sito, i dubbi scivolano via e la realtà si tramuta in un film di Nanni Moretti girato da un nerd senza speranza. “La rivoluzione è epocale... ma sta succedendo e succede tutti i giorni, le donne di oggi come gli uomini di una volta , si sono invertite le parti. Adesso sempre più donne più o meno mature, sono alla ricerca di un giovane o meno giovane, bello, intelligente, elegante da noleggiare per una serata o per un week end. La parte più conosciuta e più visibile di questa nuova disponibilità maschile ad essere un uomo 'oggetto' la possiamo riscontrare negli spogliarelli maschili, che oramai sono l'attrazione principale di alcune feste private, negli addii al nubilato e nelle feste dell’8 marzo. Ma ci sono altri fattori che determinano questo nuovo atteggiamento da parte del mondo femminile, uno fra tutti è la nostra nuova modalità del vivere quotidiano che vede gli uomini sempre più impegnati in mille pensieri, la banca, i conti correnti il bilancio familiare lo stress e ora la crisi economica. Si scopre così che un maschio su 5 ha problemi di erezione ( ufficialmente ), basti vedere anche le ultime campagne pubblicitarie nazionali rivolte in questo senso, se si aggiunge che oramai il sesso è visto e vissuto con la massima libertà e senza tabù soprattutto dal mondo femminile, si scopre che ci sono coppie che sono anni che non fanno l'amore”. 
Scivola via il silenzio dell’apparire, l’ipocrisia si schianta al suolo. Eccolo il mondo dell’invisibile che entra in scena. Questo non è il teatro delle meraviglie studiato ad hoc per impressionare il pubblico, questa è molto di più. E’ un misto tra la “Locandiera” di Goldoni e il “Malato immaginario” di Moliere. Tradotto una prostituzione latitante di una società che crede di essere malata, ma che nella realtà dei fatti non lo è. Nessun giudizio. Nessun commento. A parlare è il costo della prestazione che si scopre in altri siti e contattando altri “Italian Gigolò”, possibilmente stranieri, rispondono prima. Dai 50 ai 500 euro a notte. Per chi fosse interessato sono disponibili anche per viaggi all’estero, week end e semplici cene. Sono disposti a venire a domicilio, in hotel, ma non ospitano mai nelle loro case. Non si sa mai, prevenire è meglio che curare. Insomma basta dare un’occhiatina alle schede, sfogliare le foto e scegliere chi si preferisce. La maggior parte di loro afferma di essere laureato, ben educato e che pretende, da chi viene affittato, igiene personale e pulizia totale. Speriamo che la regola valga anche per loro. Insomma con la prostituzione maschile la parità dei sessi è ormai decretata. L’ultimo passo è la quota blu. E alla fine speriamo di non sentire la famosa frase di De Sica in “Il Conte Max”… E mo’ so cazzi, anzi so proprio cazzi.
ElenaTesti


Roy nostro inserzionista nel settore "Top Class"


 





Rimini, “Una vita da gigolò: soddisfo i desideri segreti di tante donne infelici“
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Le confessioni di un 28enne: “Le mie clienti sono infelici, con me passano notti di fuoco“ di Lorenzo Muccioli
 
La locandina di ‘American Gigolò’, il film di Paul Schrader che nel 1980 consacrò Richard Gere nel mondo di Hollywood

La locandina di ‘American Gigolò’, il film di Paul Schrader che nel 1980 consacrò Richard Gere nel mondo di Hollywood
 
 
Rimini,  - «Pronto? Potreste richiamarmi tra un po’? Ora sto finendo un lavoro». Mezz’ora dopo Edmundo (nome di fantasia) è pronto a raccontarci la sua storia. Quella di un 28enne sudamericano sbarcato a Rimini per fare il gigolò. Perché è così che Edmundo si guadagna ogni giorno il pane: soddisfacendo i desideri (anche quelli più segreti e peccaminosi) delle donne riminesi in cerca di attenzioni. E di signore disposte a sborsare fior di quattrini per passare una notte di fuoco, a stare a sentire lui, ce ne sono davvero tante.
Ha finito con la sua cliente?
«Si, adesso possiamo parlare».
Ma ha sempre così tanto lavoro?
«Dipende dai periodi. Ci sono giorni in cui non mi chiamano mai, ma a volte, soprattutto in estate, mi capita di lavorare anche tre o quattro volte in una notte. Sono reperibile 24 ore su 24, sette giorni su sette. La mia è una professione a tempo pieno».
E si guadagna bene?
«Sicuramente più che a lavorare in un supermercato».
Qualche cifra?
«Solo per vedermi ci vogliono 200 euro. Poi la tariffa aumenta a seconda delle ore che si vogliono passare con me. In una serata posso portare a casa anche 600 o 700 euro».
Come si è avvicinato a questo mestiere?
«C’è la crisi, e i giovani, soprattutto se stranieri, faticano a trovare lavoro. Quando sono arrivato in Italia, ho conosciuto degli amici che già lo facevano. Sono stati loro a introdurmi in questo mondo».
Chi sono le sue clienti?
«Soprattutto donne sposate, tra i quaranta e i cinquant’anni. Ma ci sono anche diverse ragazze single oppure stufe del fidanzato. Ultimamente, anzi, le ragazze sono in aumento».
Cosa cercano in lei?
«Una cosa sola: il placer. Non conosco la traduzione italiana»
Il piacere?
«Esatto, il piacere. Sono infelici, perché mariti e fidanzati non le soddisfano. Non le fanno sentire donne».
E lei ci riesce?
«Evidentemente sì, se si rivolgono a me. Le donne italiane vanno pazze per gli uomini latini».
Soprattutto per quelli come lei.
«Modestamente, mi sono sempre ritenuto un bel ragazzo. Alto, abbronzato, muscoloso».
Lo ammetta: un po’ si diverte.
«E’ un modo come un altro per fare soldi».
Qualcuna si è mai innamorata?
«Capita spesso».
E lei a quel punto che fa?
«Prendo le mie clienti da parte e gli spiego come stanno le cose».
Siamo curiosi: come avviene l’approccio?
«Si basa tutto sul passaparola. Quelle che mi conoscono danno il mio numero alle loro amiche e così via».
Mai pensato di usare internet?
«No, per me la rete è troppo pericolosa. Rischi di essere contattato da persone inopportune, e questo non mi va».
Mai ricevuto proposte indecenti?
«Una volta sì. Una mia cliente aveva scoperto che anche al marito piaceva andare a letto con gli uomini. Così mi propose di fare una cosa a tre in cambio di mille euro. Io rifiutai. Non faccio queste cose con gli uomini».
Come usa i soldi guadagnati?
«Un po’ li sto risparmiando. Spero un giorno di poter tornare nel mio paese».
di Lorenzo Muccioli




La Gazzetta del Mezzogiorno.it

Ecco il sito che dà la possibilità di autogestire i propri annunci

  RISORSE CORRELATE
  1. www.gigolo.it

«Dare la l'opportunità a tanti professionisti e non, di aprire una “vetrina” che offra la possibilità di avere tantissimi contatti da chi desidera trascorrere una serata diversa e trasgressiva». La filosofia che contraddistingue il sito internet www.gigolo.it,, cioè, a tutti coloro che si cimentano in questo “mestiere” di avere a disposizione uno spazio autogestito, dove inserire i propri annunci, rispondendo personalmente di tutto ciò va ad inserire.

L’unica condizione che i gestori del sito inpongono ad eventuali inserzionisti interessati è quella di attenersi (altrettanto rigorosamente) al decoro delle immagini e dei testi inseriti. E’ un modo, insomma, per farsi pubblicità, per farsi conoscere e, quindi, per accaparrarsi quanta più clientela possibile. E, sicuramente, chi ha avuto l’idea ha davvero colto nel segno, se poi il sito in questione risultata fra i più consultati nell’intero panorama telematico, con circa 500mila visitatori ed oltre 10 milioni di pagine sfogliate (corrispondenti, in gran parte, ai tanti annunci inseriti in rete). Inoltre, inserendo la parola chiave “gigolò” in qualsiasi motore di ricerca, l’home page del sito Gigolo.it è la prima che appare su ben 7 milioni e rotte pagine che si rendono immediatamente disponibili. 

Ma come si diventa gigolò? Sul web, ci sono anche i consigli degli esperti in materia. Diventare un gigolò può apparire semplice ma non lo è. Una donna è sempre attenta ai dettagli, quindi occorre in primo luogo prepararsi alcune belle foto, anche perchè conta molto il primo impatto. Bisogna poi avere un minimo di disponibilità verso il prossimo e verso le persone che non si conoscono. Avere un incontro con una persona mai incontrata prima, per il gigolò è una cosa eccitante che dà piacere e infonde una carica speciale in ogni incontro. Quel senso di agitazione mista ad eccitazione per la nuova persona che si incontra è, per chi si cimenta in questa “attività”, il sale della vita. 

C'è poi chi dice che gigolò si nasce e non si diventa. In realtà, chi nasce gigolò, ovvero già portato per questo tipo di incontri, parte avvantaggiato, ma si può anche diventarlo: basta avere cura del proprio aspetto fisico e mentale. Ogni incontro è una novità e la persona che si incontra si aspetta allegria, buon gusto, dolcezza, intelligenza, cultura, raffinatezza, eleganza e... molto altro. [p. p.]

 
02 OTTOBRE 
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Tratto da Wikipedia.

Il termine gigolò, di origine francese, è entrato da tempo a far parte del vocabolario italiano. Viene associato all'attività, svolta da uomini, prevalentemente di accompagnatore di donne o di uomini, in cambio di somme di denaro. Gigolò, oppure escort uomo, accompagnatore, ha un ruolo diverso da quello che si potrebbe immaginare, la prostituzione maschile non si può accorpare a quella femminile. La voglia di pagare per ottenere facilmente favori sessuali da uomini belli e muscolosi ha contagiato anche la donna, anche se l’approccio in questo caso è profondamente diverso e a volte si tratta di donne che per un motivo o per un altro non hanno mai avuto una vita sessuale e sentimentale soddisfacente. La donna emancipata e moderna del terzo millennio è schiacciata da numerose responsabilità, lavoro, matrimonio, figli, spesso vive rapporti logorati da ritmi disumani e il desiderio dell’uomo così si spegne di fronte a queste donne iperimpegnate. Scatta quindi il bisogno di conferma della propria femminilità, di trasgressione senza rischio, di piacere sessuale a portata di click, come già esiste per gli uomini. Nell’ultimo decennio c’è stata un’impennata dell’offerta in internet di gigolò, portali e siti di singoli individui spopolano in rete. Molti ragazzi attratti da facili guadagni si vendono e allietano la vita a donne che di solito vanno da un minimo di 35 ad un massimo di 65 anni. Spesso si tratta di donne piacevoli, affascinanti. Spesso è sbagliato associare loro l’immagine della vecchia e viziata ereditiera anche se a volte può essere così. Bisogna quindi uscire dallo stereotipo poco credibile di Richard Gere in American Gigolò, il famosissimo film di Paul Schrader con l’affascinante Julian Kaye che sfreccia sulla sua Mercedes SL Pagoda per le vie di Beverly Hills, questo è frutto della fantasia di un bravo sceneggiatore.




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Fatale ribelle Fanny

Musa e compagna di Truffaut, diva, regista. Tre figlie da tre uomini diversi, a 65 anni Ardant continua a sfidare le convenzioni, sullo schermo e nella vita: «Non ho mai saputo amare con moderazione»
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DI ANAÏS GIN

Fatale ribelle FannyLe sue mani non si fermano mai. Quando parla Fanny Ardant gesticola, schiocca le dita per sottolineare un aggettivo, «fulgurant», poi intercala l’italiano, «ecco, sì», tormenta le unghie come un’adolescente. È arrivata con un chiodo nero e occhiali scuri dentro a un cafè del boulevard Saint-Germain, nel quartiere in cui vive. È un pomeriggio di sole. «Con la luce, Parigi diventa bellissima. Guardo i tetti dei palazzi, i ponti, e mi dico che appartengo profondamente a questa città, anche se l’Italia è la mia seconda patria affettiva». È l’icona della femme fatale, quando si pensa a un’attrice francese vengono in mente Catherine Deneuve e Fanny Ardant. La bionda e la bruna, entrambe hanno con il nostro paese legami famigliari, cinematografici. «Amo gli uomini, non credo alla parità», confessa subito Ardant, con la sua magnifica insolenza. «Non ho aspettato il femminismo per emanciparmi. Sono nata libera. Ho sempre ammirato gli uomini della mia famiglia, poi quelli con cui ho vissuto. Impossibile per me escluderli o mettermi in una posizione di superiorità». Da piccola ha girato il mondo, insieme a suo padre militare. Ma odia viaggiare. «Non capisco chi va alle Maldive. Che senso ha? C’è già l’Italia che è il posto più bello del mondo, ed è così vicino. Se penso a una vacanza, penso a Roma, a Napoli...». La Signora della porta accanto è una ragazzina di sessantacinque anni che ha presentato qualche mese fa il suo secondo film da regista, Cadences Obstinées, con Asia Argento e Franco Nero - ancora l’Italia - e ha portato in scena una pièce trasgressiva di Marguerite Duras, Des jour nées entières dans les arbres. Ardant interpreta una donna che rivede per l’ultima volta il figlio prediletto, una sorta di gigolò che passa le notti al gioco d’azzardo nei nightclub, e a cui lei perdona sempre tutto. «Hanno una relazione forte, incestuosa, che urta la pubblica moralità. Il testo teatrale aveva fatto già scalpore negli anni Sessanta. Venne censurato perché era intollerabile l’idea di una madre che non accetta i diktat della società o i manuali di psicologia. Lei non giudica. Ama suo figlio in modo irrazionale. È come il sangue che scorre nelle vene». Un personaggio che non accetta di adeguarsi alla norma e dice: «Quanto sono tristi le esistenze sicure, solide». Una frase che l’attrice sottoscrive. «Sono sempre stata fuori dal branco, provo ammirazione per i marginali, per chi sceglie di stare dalla parte sbagliata. Opporsi, ma a cosa? Non importa. L’importante è rimanere uno spirito libero. So che abbiamo una vita sola. Non m’interessa ricevere medaglie, potere, essere accettata dalla gente perbene». 

GUARDA LA BIOGRAFIA PER IMMAGINI DI FANNY ARDANT

La madre “degenere” immaginata da Duras, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, ha cresciuto il figlio senza mandarlo a scuola, lasciandolo giornate intere ad arrampicarsi sugli alberi. «Duras amava sfidare i tabù, metteva dinamite nelle sue opere. Oggi combatterebbe contro il politicamente corretto, il pensiero unico che vuole farci andare tutti nella stessa direzione, e per il quale fumare una sigaretta è come sparare con un kalashnikov». Ardant, che ha avuto tre figlie da tre compagni diversi, si riconosce in una maternità “assoluta”, che non deve corrispondere alle regole imposte dall’esterno. «Potrei difendere la mia famiglia contro la legge, contro tutto. Preferisco sbagliare per troppo amore che per troppo poco». Il cuore, la sua bussola. «Non si può amare con moderazione. È la pulsazione della vita. Avevo lavorato con Duras nel suo film Musica. Mi aveva detto: “Nessuna storia d’amore resiste a uno sconosciuto che entra in un bar”». 


Fatale ribelle FannyUno dei suoi grandi colpi di fulmine non è avvenuto in un bar, ma attraverso il piccolo schermo. Ardant recitava nello sceneggiato televisivo Les Dames de la côte di Nina Companeez. François Truffaut la vide e se ne innamorò a prima vista, offrendole la parte della misteriosa Signora della porta accanto e poi Finalmente domenica!. Nel 1983, un anno prima della morte del regista, nasce Joséphine, seconda figlia di Ardant. L’attrice arriva allora sui primi set in Italia, cominciando un’altra, lunga avventura sentimentale. Da Ettore Scola (La Famiglia) ad Al di là delle Nuvole di Michelangelo Antonioni, passando per Franco Zeffirelli (Callas Forever) e Mario Martone (L’odore del sangue), ha lavorato con tanti registi italiani. È stata scelta da Paolo Sorrentino per Il Divo e per un cameo ne La Grande Bellezza, entrambi coprodotti dal suo ultimo compagno, Fabio Conversi, con cui ha avuto nel 1989 la sua terza figlia, Baladine. L’Oscar al regista napoletano che «filma da Dio», lo dice in italiano, non la sorprende. Anzi, prova un certo fastidio per il coro di entusiasmi dopo la premiazione. «Un Oscar è come un gelato. Fa piacere, certo. Ma Sorrentino era un regista straordinario anche prima che se ne accorgessero gli americani». Sono ormai trent’anni che va e viene tra Parigi e Roma, è la più italiana delle attrici francesi. «Ho incominciato a fantasticare sul vostro Paese da ragazza, attraverso la poesia e la letteratura. E poi quando sono arrivata la prima volta a Roma sono stata rapita. L’odore, i rumori, le voci delle persone che si chiamavano nelle piazze, le giornate in Vespa. Incontrare Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni era come avvicinare dei principi. Facevano lo sforzo di parlare francese, con quella “r” arrotata così seducente. Ero estasiata. Avevano quell’intelligenza ironica. I francesi si prendono così sul serio, sono cartesiani». Del nostro Paese ama davvero tutto, compresi i cinepanettoni dei fratelli Vanzina. «Mi fanno molto ridere. Il figlio di De Sica, come si chiama? È bravissimo. Non potrei mai recitare in un loro film, non per mancanza di voglia ma perché sarei fuori registro». 


Ardant ha fatto tanti ruoli drammatici e qualche commedia, come Pédale douce, con cui ha vinto il premio César come miglior attrice. La sua è stata una vocazione tardiva, dopo studi in scienze politiche all’università di Aix-en-Provence. Era già trentenne quando Truffaut la rivelò al mondo. «A lungo ho rimpianto di non aver fatto politica. Ora non più, ho un’idea troppo romantica della militanza. Per governare bisogna fare compromessi. Lo capisco, ma non voglio partecipare. Ho anche smesso di votare. Forse è puerile, non mi permetterei mai di consigliare ad altri di fare come me». Le donne in politica? «È come al cinema. Non bisogna giudicare un attore per il suo sesso o per la sua estrazione sociale, così come in una sceneggiatura è riduttivo definire un personaggio “un borghese” o “un proletario”. Ci può essere un borghese stupido o illuminato e lo stesso vale per un proletario. Prima di tutto c’è la persona. Per questo non credo alla parità imposta in politica. Se ci sono tre uomini capaci e due donne che non lo sono, non vedo perché dovrebbero essere elette le donne». Si ribella anche alla sua immagine di femme fatale. «Non bado alle apparenze. È una maschera. Quando devo fare la promozione di un film affronto i giornalisti come in una partita di ping pong. Anche se mi criticano, sto al gioco. Solo le persone che mi conoscono, che mi vogliono bene, possono ferirmi». 


L’anno scorso si è tinta per una volta i capelli di biondo per interpretare una donna matura che seduce un trenntenne in Les Beaux jours di Marion Vernoux. «Cougar? Non so neanche cosa significhi questa parola. È un’altra etichetta imposta dalla società. Con l’età, sono diventata più radicale. Coltivo la mia indignazione. È molto stancante, certo. Ma i non allineati come me formano una piccola repubblica sotterranea. Ci riconosciamo all’odore e stiamo alla larga dagli snob». Non, je ne regrette rien. «Potrei anche cantarlo», scherza Ardant, che ha duettato con Alex Beaupain in una recente canzone, Baiser tout le temps, con un sottile doppio senso erotico. «Il peggio che mi potrebbe accadere è voltarmi e accorgermi che non ho più i sogni di quando avevo quindici anni. Proverei una grande tristezza. È una scelta che si paga. A volte ti ritrovi da sola, a volte ti prendono per pazza». È come la favola del lupo e del cane di La Fontaine, dice. Un lupo magrissimo e affamato che incontra in un prato un cane «grasso, tondo e bello». Il mastino gli racconta che è accudito ogni sera, viene pettinato e lavato, ha cibo a volontà, e propone all’animale selvatico di abbandonare i boschi e la sua «vita infame, sempre in guerra». Il lupo comincia a seguirlo ma vede qualcosa. «Che roba è questa?», chiede. «La catena alla quale mi legano ogni giorno». Il lupo,anche se magro e sporco, scappa via. «È una favola del Seicento. In fondo, da secoli l’umanità si divide in due», conclude Ardant. «Quando sei infelice, triste, dimentichi che è il prezzo da pagare perché, in un momento della vita, hai avuto il coraggio di andare in un’altra direzione. Eppure non ho dubbi. Sono un lupo». 
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 Lea Michele, la nuova fiamma è un ex gigolo

Si chiama Matthew Paetz, ma lavorava sotto il nome di Christian: uno stallone da 350 dollari ad ora
Scoop di TMZ. Il celebre sito di gossip ha scoperto che Matthew Paetz, la nuova fiamma di Lea Michele, ha un passato da gigolo. I due si sarebbe incontrati sul set del video di On my way (vedi sopra), secondo estratto del disco d'esordio della star di Glee, intitolato Louder.Chiunque abbia visto il clip "incriminato" avrà notato la virata sexy intrapresa dalla cantante 27enne, con Lea pronta a sculettare in favore di telecamera come mai prima d'ora. E chissà che non sia stata proprio la scioltezza dimostrata durante le riprese ad aver favorito lo sbocciare dell'amore.
Di Matthew si sa che, fino a poche settimane fa, faceva parte della scuderia di una nota agenzia di gigolo. Lavorava sotto il nome di Christian e, a giudicare dal tariffario, guadagnava molto bene: 350 dollari per un'ora, 6mila per un fine settimana e 17mila per averlo a disposizione 24 ore su 24 per un'intera settimana.
Lo scoop finisce in Rete a poco meno di un anno dalla morte improvvisa del fidanzato della Michele, Cory Monteith, stroncato da un'overdose di eroina e alcol il 13 luglio 2013 a Vancouver, in Canada. Intervistata da Ellen DeGeneres sul finire dell'anno scorso, la diva aveva già previsto le probabili critiche di cui sarebbe stata fatta oggetto una volta trovato un nuovo uomo.
[Dopo il lutto] Se sorridi, dicono: "Guardate quant'è felice". Se hai un aspetto triste, dicono: "È terribile".
Per la cronaca: da quando fa coppia con la Michele, quel bellimbusto di Matthew è "in aspettativa". Mi spiace, signore.
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