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Press Gigolò

 Gigolo.it il da 15 anni il sito di riferimento in Italia. 

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Essere unici, non confondersi con tutto il resto, avere una identità subito riconoscibile, questo è Gigolo.it e questo è quello che vogliono i nostri lettori ed i nostri inserzionisti, abbiamo avuto migliaia di tentativi di imitazione, ma Gigolo.it è da oltre 15 anni il sito di riferimento per chi cerca una serata diversa, un divertimento e chi una professione.


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Tratto da Wikipedia.

Il termine gigolò, di origine francese, è entrato da tempo a far parte del vocabolario italiano. Viene associato all'attività, svolta da uomini, prevalentemente di accompagnatore di donne o di uomini, in cambio di somme di denaro. Gigolò, oppure escort uomo, accompagnatore, ha un ruolo diverso da quello che si potrebbe immaginare, la prostituzione maschile non si può accorpare a quella femminile. La voglia di pagare per ottenere facilmente favori sessuali da uomini belli e muscolosi ha contagiato anche la donna, anche se l’approccio in questo caso è profondamente diverso e a volte si tratta di donne che per un motivo o per un altro non hanno mai avuto una vita sessuale e sentimentale soddisfacente. La donna emancipata e moderna del terzo millennio è schiacciata da numerose responsabilità, lavoro, matrimonio, figli, spesso vive rapporti logorati da ritmi disumani e il desiderio dell’uomo così si spegne di fronte a queste donne iperimpegnate. Scatta quindi il bisogno di conferma della propria femminilità, di trasgressione senza rischio, di piacere sessuale a portata di click, come già esiste per gli uomini. Nell’ultimo decennio c’è stata un’impennata dell’offerta in internet di gigolò, portali e siti di singoli individui spopolano in rete. Molti ragazzi attratti da facili guadagni si vendono e allietano la vita a donne che di solito vanno da un minimo di 35 ad un massimo di 65 anni. Spesso si tratta di donne piacevoli, affascinanti. Spesso è sbagliato associare loro l’immagine della vecchia e viziata ereditiera anche se a volte può essere così. Bisogna quindi uscire dallo stereotipo poco credibile di Richard Gere in American Gigolò, il famosissimo film di Paul Schrader con l’affascinante Julian Kaye che sfreccia sulla sua Mercedes SL Pagoda per le vie di Beverly Hills, questo è frutto della fantasia di un bravo sceneggiatore.

 


 

ANTICIPAZIONE (20 AGOSTO 2014)

Fatale ribelle Fanny

Musa e compagna di Truffaut, diva, regista. Tre figlie da tre uomini diversi, a 65 anni Ardant continua a sfidare le convenzioni, sullo schermo e nella vita: «Non ho mai saputo amare con moderazione»
GUARDA LE IMMAGINI

DI ANAÏS GIN

Fatale ribelle FannyLe sue mani non si fermano mai. Quando parla Fanny Ardant gesticola, schiocca le dita per sottolineare un aggettivo, «fulgurant», poi intercala l’italiano, «ecco, sì», tormenta le unghie come un’adolescente. È arrivata con un chiodo nero e occhiali scuri dentro a un cafè del boulevard Saint-Germain, nel quartiere in cui vive. È un pomeriggio di sole. «Con la luce, Parigi diventa bellissima. Guardo i tetti dei palazzi, i ponti, e mi dico che appartengo profondamente a questa città, anche se l’Italia è la mia seconda patria affettiva». È l’icona della femme fatale, quando si pensa a un’attrice francese vengono in mente Catherine Deneuve e Fanny Ardant. La bionda e la bruna, entrambe hanno con il nostro paese legami famigliari, cinematografici. «Amo gli uomini, non credo alla parità», confessa subito Ardant, con la sua magnifica insolenza. «Non ho aspettato il femminismo per emanciparmi. Sono nata libera. Ho sempre ammirato gli uomini della mia famiglia, poi quelli con cui ho vissuto. Impossibile per me escluderli o mettermi in una posizione di superiorità». Da piccola ha girato il mondo, insieme a suo padre militare. Ma odia viaggiare. «Non capisco chi va alle Maldive. Che senso ha? C’è già l’Italia che è il posto più bello del mondo, ed è così vicino. Se penso a una vacanza, penso a Roma, a Napoli...». La Signora della porta accanto è una ragazzina di sessantacinque anni che ha presentato qualche mese fa il suo secondo film da regista, Cadences Obstinées, con Asia Argento e Franco Nero - ancora l’Italia - e ha portato in scena una pièce trasgressiva di Marguerite Duras, Des jour nées entières dans les arbres. Ardant interpreta una donna che rivede per l’ultima volta il figlio prediletto, una sorta di gigolò che passa le notti al gioco d’azzardo nei nightclub, e a cui lei perdona sempre tutto. «Hanno una relazione forte, incestuosa, che urta la pubblica moralità. Il testo teatrale aveva fatto già scalpore negli anni Sessanta. Venne censurato perché era intollerabile l’idea di una madre che non accetta i diktat della società o i manuali di psicologia. Lei non giudica. Ama suo figlio in modo irrazionale. È come il sangue che scorre nelle vene». Un personaggio che non accetta di adeguarsi alla norma e dice: «Quanto sono tristi le esistenze sicure, solide». Una frase che l’attrice sottoscrive. «Sono sempre stata fuori dal branco, provo ammirazione per i marginali, per chi sceglie di stare dalla parte sbagliata. Opporsi, ma a cosa? Non importa. L’importante è rimanere uno spirito libero. So che abbiamo una vita sola. Non m’interessa ricevere medaglie, potere, essere accettata dalla gente perbene». 

GUARDA LA BIOGRAFIA PER IMMAGINI DI FANNY ARDANT

La madre “degenere” immaginata da Duras, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, ha cresciuto il figlio senza mandarlo a scuola, lasciandolo giornate intere ad arrampicarsi sugli alberi. «Duras amava sfidare i tabù, metteva dinamite nelle sue opere. Oggi combatterebbe contro il politicamente corretto, il pensiero unico che vuole farci andare tutti nella stessa direzione, e per il quale fumare una sigaretta è come sparare con un kalashnikov». Ardant, che ha avuto tre figlie da tre compagni diversi, si riconosce in una maternità “assoluta”, che non deve corrispondere alle regole imposte dall’esterno. «Potrei difendere la mia famiglia contro la legge, contro tutto. Preferisco sbagliare per troppo amore che per troppo poco». Il cuore, la sua bussola. «Non si può amare con moderazione. È la pulsazione della vita. Avevo lavorato con Duras nel suo film Musica. Mi aveva detto: “Nessuna storia d’amore resiste a uno sconosciuto che entra in un bar”». 


Fatale ribelle FannyUno dei suoi grandi colpi di fulmine non è avvenuto in un bar, ma attraverso il piccolo schermo. Ardant recitava nello sceneggiato televisivo Les Dames de la côte di Nina Companeez. François Truffaut la vide e se ne innamorò a prima vista, offrendole la parte della misteriosa Signora della porta accanto e poi Finalmente domenica!. Nel 1983, un anno prima della morte del regista, nasce Joséphine, seconda figlia di Ardant. L’attrice arriva allora sui primi set in Italia, cominciando un’altra, lunga avventura sentimentale. Da Ettore Scola (La Famiglia) ad Al di là delle Nuvole di Michelangelo Antonioni, passando per Franco Zeffirelli (Callas Forever) e Mario Martone (L’odore del sangue), ha lavorato con tanti registi italiani. È stata scelta da Paolo Sorrentino per Il Divo e per un cameo ne La Grande Bellezza, entrambi coprodotti dal suo ultimo compagno, Fabio Conversi, con cui ha avuto nel 1989 la sua terza figlia, Baladine. L’Oscar al regista napoletano che «filma da Dio», lo dice in italiano, non la sorprende. Anzi, prova un certo fastidio per il coro di entusiasmi dopo la premiazione. «Un Oscar è come un gelato. Fa piacere, certo. Ma Sorrentino era un regista straordinario anche prima che se ne accorgessero gli americani». Sono ormai trent’anni che va e viene tra Parigi e Roma, è la più italiana delle attrici francesi. «Ho incominciato a fantasticare sul vostro Paese da ragazza, attraverso la poesia e la letteratura. E poi quando sono arrivata la prima volta a Roma sono stata rapita. L’odore, i rumori, le voci delle persone che si chiamavano nelle piazze, le giornate in Vespa. Incontrare Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni era come avvicinare dei principi. Facevano lo sforzo di parlare francese, con quella “r” arrotata così seducente. Ero estasiata. Avevano quell’intelligenza ironica. I francesi si prendono così sul serio, sono cartesiani». Del nostro Paese ama davvero tutto, compresi i cinepanettoni dei fratelli Vanzina. «Mi fanno molto ridere. Il figlio di De Sica, come si chiama? È bravissimo. Non potrei mai recitare in un loro film, non per mancanza di voglia ma perché sarei fuori registro». 


Ardant ha fatto tanti ruoli drammatici e qualche commedia, come Pédale douce, con cui ha vinto il premio César come miglior attrice. La sua è stata una vocazione tardiva, dopo studi in scienze politiche all’università di Aix-en-Provence. Era già trentenne quando Truffaut la rivelò al mondo. «A lungo ho rimpianto di non aver fatto politica. Ora non più, ho un’idea troppo romantica della militanza. Per governare bisogna fare compromessi. Lo capisco, ma non voglio partecipare. Ho anche smesso di votare. Forse è puerile, non mi permetterei mai di consigliare ad altri di fare come me». Le donne in politica? «È come al cinema. Non bisogna giudicare un attore per il suo sesso o per la sua estrazione sociale, così come in una sceneggiatura è riduttivo definire un personaggio “un borghese” o “un proletario”. Ci può essere un borghese stupido o illuminato e lo stesso vale per un proletario. Prima di tutto c’è la persona. Per questo non credo alla parità imposta in politica. Se ci sono tre uomini capaci e due donne che non lo sono, non vedo perché dovrebbero essere elette le donne». Si ribella anche alla sua immagine di femme fatale. «Non bado alle apparenze. È una maschera. Quando devo fare la promozione di un film affronto i giornalisti come in una partita di ping pong. Anche se mi criticano, sto al gioco. Solo le persone che mi conoscono, che mi vogliono bene, possono ferirmi». 


L’anno scorso si è tinta per una volta i capelli di biondo per interpretare una donna matura che seduce un trenntenne in Les Beaux jours di Marion Vernoux. «Cougar? Non so neanche cosa significhi questa parola. È un’altra etichetta imposta dalla società. Con l’età, sono diventata più radicale. Coltivo la mia indignazione. È molto stancante, certo. Ma i non allineati come me formano una piccola repubblica sotterranea. Ci riconosciamo all’odore e stiamo alla larga dagli snob». Non, je ne regrette rien. «Potrei anche cantarlo», scherza Ardant, che ha duettato con Alex Beaupain in una recente canzone, Baiser tout le temps, con un sottile doppio senso erotico. «Il peggio che mi potrebbe accadere è voltarmi e accorgermi che non ho più i sogni di quando avevo quindici anni. Proverei una grande tristezza. È una scelta che si paga. A volte ti ritrovi da sola, a volte ti prendono per pazza». È come la favola del lupo e del cane di La Fontaine, dice. Un lupo magrissimo e affamato che incontra in un prato un cane «grasso, tondo e bello». Il mastino gli racconta che è accudito ogni sera, viene pettinato e lavato, ha cibo a volontà, e propone all’animale selvatico di abbandonare i boschi e la sua «vita infame, sempre in guerra». Il lupo comincia a seguirlo ma vede qualcosa. «Che roba è questa?», chiede. «La catena alla quale mi legano ogni giorno». Il lupo,anche se magro e sporco, scappa via. «È una favola del Seicento. In fondo, da secoli l’umanità si divide in due», conclude Ardant. «Quando sei infelice, triste, dimentichi che è il prezzo da pagare perché, in un momento della vita, hai avuto il coraggio di andare in un’altra direzione. Eppure non ho dubbi. Sono un lupo». 
ARGOMENTISTAR·CINEMA·STORIE

(20 AGOSTO 2014)RIPRODUZIONE RISERVATA

   
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Gaya incontra il Gigolò Roy ( nostro inserzionista storico "Top Class" di Gigolo.it ) 

Guardato questo video di Roy con indicazioni molto interessanti...

 

 


 

Rassegna stampa , articoli vari tratti dal web.( sono dei link di altri siti internet , gigolo.it non si assume nessuna responsabilità dei contenuti di questi articoli , i marchi riportati sono dei legittimi proprietari).

 Lea Michele, la nuova fiamma è un ex gigolo

Scritto da:  - giovedì 12 giugno 2014

Si chiama Matthew Paetz, ma lavorava sotto il nome di Christian: uno stallone da 350 dollari ad ora
Scoop di TMZ. Il celebre sito di gossip ha scoperto che Matthew Paetz, la nuova fiamma di Lea Michele, ha un passato da gigolo. I due si sarebbe incontrati sul set del video di On my way (vedi sopra), secondo estratto del disco d'esordio della star di Glee, intitolato Louder.Chiunque abbia visto il clip "incriminato" avrà notato la virata sexy intrapresa dalla cantante 27enne, con Lea pronta a sculettare in favore di telecamera come mai prima d'ora. E chissà che non sia stata proprio la scioltezza dimostrata durante le riprese ad aver favorito lo sbocciare dell'amore.Di Matthew si sa che, fino a poche settimane fa, faceva parte della scuderia di una nota agenzia di gigolo. Lavorava sotto il nome di Christian e, a giudicare dal tariffario, guadagnava molto bene: 350 dollari per un'ora, 6mila per un fine settimana e 17mila per averlo a disposizione 24 ore su 24 per un'intera settimana.
Lo scoop finisce in Rete a poco meno di un anno dalla morte improvvisa del fidanzato della Michele, Cory Monteith, stroncato da un'overdose di eroina e alcol il 13 luglio 2013 a Vancouver, in Canada. Intervistata da Ellen DeGeneres sul finire dell'anno scorso, la diva aveva già previsto le probabili critiche di cui sarebbe stata fatta oggetto una volta trovato un nuovo uomo.
[Dopo il lutto] Se sorridi, dicono: "Guardate quant'è felice". Se hai un aspetto triste, dicono: "È terribile".
Per la cronaca: da quando fa coppia con la Michele, quel bellimbusto di Matthew è "in aspettativa". Mi spiace, signore.
© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati


SITI CON LE OFFERTE

 

MASCHI A NOLEGGIO,
ESPLODE IL BUSINESS

di Elena Testi - C’è chi inizierebbe questo articolo così: nel 1980 Paul Schrader lanciava nelle sale cinematografiche “American Gigolò”. Film irriverente con un Richard Ghere, già sale e pepe, che faceva impazzire le donne e dettava il futuro di uomini propensi alla prostituzione. Ma l’attacco di questo articolo sarebbe forse meglio così: che la crisi porti ad aguzzare l’ingegno non ci sono dubbi. Che i mestieri più vecchi del mondo siano sempre all’ultima modo neanche. Ma che gli uomini si tramutino in veri e propri accompagnatori di donne insoddisfatte lascia interdetti in molti, soprattutto il gentil sesso che si vede costretto a pagare per una mera prestazione sessuale fior fiori di quattrini. Il sito più famoso, a livello italiano, è Gigolo.it. Qui si può trovare di tutto e per tutti i gusti. Dal classico uomo latino fino al ragazzino irriverente. Il successo del sito è pazzesco, se non sbalorditivo, circa 500.000 visitatori unici all’anno con oltre 10.000.000 (dieci milioni) di pagine sfogliate. Già questo la dice lunga. Se poi si va alla voce psicologia, presente nel sito, i dubbi scivolano via e la realtà si tramuta in un film di Nanni Moretti girato da un nerd senza speranza. “La rivoluzione è epocale... ma sta succedendo e succede tutti i giorni, le donne di oggi come gli uomini di una volta , si sono invertite le parti. Adesso sempre più donne più o meno mature, sono alla ricerca di un giovane o meno giovane, bello, intelligente, elegante da noleggiare per una serata o per un week end. La parte più conosciuta e più visibile di questa nuova disponibilità maschile ad essere un uomo 'oggetto' la possiamo riscontrare negli spogliarelli maschili, che oramai sono l'attrazione principale di alcune feste private, negli addii al nubilato e nelle feste dell’8 marzo. Ma ci sono altri fattori che determinano questo nuovo atteggiamento da parte del mondo femminile, uno fra tutti è la nostra nuova modalità del vivere quotidiano che vede gli uomini sempre più impegnati in mille pensieri, la banca, i conti correnti il bilancio familiare lo stress e ora la crisi economica. Si scopre così che un maschio su 5 ha problemi di erezione ( ufficialmente ), basti vedere anche le ultime campagne pubblicitarie nazionali rivolte in questo senso, se si aggiunge che oramai il sesso è visto e vissuto con la massima libertà e senza tabù soprattutto dal mondo femminile, si scopre che ci sono coppie che sono anni che non fanno l'amore”. 
Scivola via il silenzio dell’apparire, l’ipocrisia si schianta al suolo. Eccolo il mondo dell’invisibile che entra in scena. Questo non è il teatro delle meraviglie studiato ad hoc per impressionare il pubblico, questa è molto di più. E’ un misto tra la “Locandiera” di Goldoni e il “Malato immaginario” di Moliere. Tradotto una prostituzione latitante di una società che crede di essere malata, ma che nella realtà dei fatti non lo è. Nessun giudizio. Nessun commento. A parlare è il costo della prestazione che si scopre in altri siti e contattando altri “Italian Gigolò”, possibilmente stranieri, rispondono prima. Dai 50 ai 500 euro a notte. Per chi fosse interessato sono disponibili anche per viaggi all’estero, week end e semplici cene. Sono disposti a venire a domicilio, in hotel, ma non ospitano mai nelle loro case. Non si sa mai, prevenire è meglio che curare. Insomma basta dare un’occhiatina alle schede, sfogliare le foto e scegliere chi si preferisce. La maggior parte di loro afferma di essere laureato, ben educato e che pretende, da chi viene affittato, igiene personale e pulizia totale. Speriamo che la regola valga anche per loro. Insomma con la prostituzione maschile la parità dei sessi è ormai decretata. L’ultimo passo è la quota blu. E alla fine speriamo di non sentire la famosa frase di De Sica in “Il Conte Max”… E mo’ so cazzi, anzi so proprio cazzi.

 

ElenaTesti




 

 Roy nostro inserzionista: settore "top class"

"La mia vita da gigolò"

Il personaggio

 

L’intervista: «Un lavoro che rende, così batto la crisi»

Roy, trentenne gigolò
Roy, trentenne gigolò

 

Ancona, 22 gennaio - BELLO, gigolò e marchigiano. Sono le caratteristiche principali di Roy, il nome d’arte che ha scelto colui che si definisce, promuovendo il suo lavoro, «l’accompagnatore che sognavi».
Originario di Matelica, il trentenne gigolò, ha ormai scelto la sua missione nella vita che va al di là della semplice vendita del proprio corpo. Manager di se stesso, ormai famoso in tutta Italia e anche all’estero. Ospite di trasmissioni televisive nazionali, autore di un libro «Immagini allo specchio, storie di un gigolò», un volume pubblicato tre anni fa. Giovanissimo, ha iniziato per caso a fare questo lavoro, del tutto particolare, ma molto redditizio. Al punto da fargli abbandonare la sua precedente occupazione e gettarsi a capofitto nella nuova dimensione. Guadagna molto bene, applica tariffe importanti, viaggia in tutto il mondo per vacanze di lavoro, si sposta con facilità ovunque c’è bisogno di lui: donne facoltose, insicure, bisognose d’affetto o di una parola buona. Un’esperienza che non conosce crisi: anzi in un periodo come questo si è registrato un aumento di chi si inventa gigolò. Impegnato 365 giorni l’anno, il futuro incerto, magari con l’obiettivo di farsi una famiglia. Con noi Roy si mette a nudo e racconta la sua vita, la sua carriera e la sua missione: regalare emozioni e aiutare donne in difficoltà.

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L'intervista

Roy, da Matelica richiesto in tutto il mondo. Come è iniziata la sua carriera di gigolò?
«Assolutamente per caso. Una sera, lavoravo alla discoteca Lola. Avevo avuto esperienze di ragazzo immagine e spogliarellista in giro per le Marche. Una donna mi chiede di far ingelosire il marito, reo di averla tradita con una prostituta dell’est. Mi ha pagato per farci notare in atteggiamenti intimi. La messinscena è riuscita. Da allora la mia vita è cambiata».

In che modo?
«Mi sono arrivate richieste di donne facoltose per tenere loro compagnia, anche sessualmente. Per i primi cinque anni alternavo il mio lavoro normale, rappresentante per un’azienda, a quello di gigolò. Poi mi sono licenziato. Mi toglieva tempo all’altro lavoro, che nel frattempo aumentava».

E dove è arrivato?
«Che sono sempre in giro. Ho scritto un libro, partecipato a programmi in tv, curo quattro siti, un blog, e avviato una vera e propria attività di marketing legata al mio corpo e a tutto il resto».

Viaggia molto?
«Tantissimo, Italia ed estero. In questo momento sono a Grosseto, la prossima settimana partirò per Sharm el Sheik».

Vacanza o lavoro?
«Sono stato ‘assunto da un’avvocatessa 40enne di Roma che ha alcuni problemi fisici legati al sesso. Passeremo del tempo insieme e spero di poterla aiutare».

Quali sono i motivi che spingono una donna a rivolgersi a lei?
«Semplice sesso, un’uscita galante, prime esperienze. Il mio sta diventando un lavoro psicologico prima che fisico. La gente si è fatta uno stereotipo sbagliato, alla Richard Gere. Non è così».

Cioè?
«Io aiuto una marea di casi umani, persone disperate. Peccati inconfessabili, con me invece sono a loro agio e superano le ansie».

Esperienze ad Ancona?
«Una, importante, tuttora in corso. Una bella ragazza, 33 anni, ex speranza dello sport, molto impegnata. E’ sposata, ha un amante, ma le serve altro. Ci vediamo una volta ogni due mesi circa, con me prova giovamento, non la impegna e può tutelare la famiglia».

In genere come sono le anconetane e le marchigiane?
«Bacchettone, lavoro poco qui, come al sud. Al nord Italia è un’altra cosa».

Il suo onorario?
«Non scendo mai sotto i 500 euro, ma posso andare molto al di sopra. Ovviamente non mi accollo le spese di viaggio».

Le storie più incredibili?
«Ho passato una serata con una donna che poi è morta qualche tempo dopo, di malattia. Era stato un regalo fattole dalla figlia. Io non ne sapevo nulla. Un’altra volta mi sono sposato per finta e ogni tanto mi tocca fare la pantomima coi parenti di ‘mia moglie’».

 

La Gazzetta del Mezzogiorno.it

Ecco il sito che dà la possibilità di autogestire i propri annunci

  RISORSE CORRELATE
  1. www.gigolo.it

«Dare la l'opportunità a tanti professionisti e non, di aprire una “vetrina” che offra la possibilità di avere tantissimi contatti da chi desidera trascorrere una serata diversa e trasgressiva». La filosofia che contraddistingue il sito internet www.gigolo.it,, cioè, a tutti coloro che si cimentano in questo “mestiere” di avere a disposizione uno spazio autogestito, dove inserire i propri annunci, rispondendo personalmente di tutto ciò va ad inserire.

L’unica condizione che i gestori del sito impongono ad eventuali inserzionisti interessati è quella di attenersi (altrettanto rigorosamente) al decoro delle immagini e dei testi inseriti. E’ un modo, insomma, per farsi pubblicità, per farsi conoscere e, quindi, per accaparrarsi quanta più clientela possibile. E, sicuramente, chi ha avuto l’idea ha davvero colto nel segno, se poi il sito in questione risultata fra i più consultati nell’intero panorama telematico, con circa 500mila visitatori ed oltre 10 milioni di pagine sfogliate (corrispondenti, in gran parte, ai tanti annunci inseriti in rete). Inoltre, inserendo la parola chiave “gigolò” in qualsiasi motore di ricerca, l’home page del sito Gigolo.it è la prima che appare su ben 7 milioni e rotte pagine che si rendono immediatamente disponibili. 

Ma come si diventa gigolò? Sul web, ci sono anche i consigli degli esperti in materia. Diventare un gigolò può apparire semplice ma non lo è. Una donna è sempre attenta ai dettagli, quindi occorre in primo luogo prepararsi alcune belle foto, anche perchè conta molto il primo impatto. Bisogna poi avere un minimo di disponibilità verso il prossimo e verso le persone che non si conoscono. Avere un incontro con una persona mai incontrata prima, per il gigolò è una cosa eccitante che dà piacere e infonde una carica speciale in ogni incontro. Quel senso di agitazione mista ad eccitazione per la nuova persona che si incontra è, per chi si cimenta in questa “attività”, il sale della vita. 

C'è poi chi dice che gigolò si nasce e non si diventa. In realtà, chi nasce gigolò, ovvero già portato per questo tipo di incontri, parte avvantaggiato, ma si può anche diventarlo: basta avere cura del proprio aspetto fisico e mentale. Ogni incontro è una novità e la persona che si incontra si aspetta allegria, buon gusto, dolcezza, intelligenza, cultura, raffinatezza, eleganza e... molto altro. [p. p.]

 
02 MAGGIO 
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